Stando sulla soglia tra esterno e interno, tra pubblico e privato (o tra la "piazza" e il pubblico istituto), disegnando una linea di confine che è fatta per essere superata e per aprirsi, comunque sia, a flussi di scambio, il portale è un disegno di identificazione ed è un segno integrato, polifunzionale, su cui restano incise tracce durevoli della storia di un territorio: un segno culturale di "cittadinanza", un segno che sarebbe riuduttivo selezionare ed interpretare soltanto in chiave estetica, quasi fosse reperto da museo, ma che, piuttosto, va letto e usato come documento "in funzione" per il presente; un segno civile e culturale tanto più ricco e forte, perciò, quanto più è espressione di un'architettura minore e diffusa.
Oggi che il centro storico di Frosinone corre grave pericolo di morte, e con esso un grande pezzo della nostra identità e della nostra memoria collettiva, la "restituzione" di questi portali scampati alla rovina del tempo e all'incuria dell'uomo (il fatto che essi tornino in vista per noi che in tanti abbiamo disimparato a vedere) è di più di un atto documentale, è un invito significativo e pressante. Speriamo di saperlo tutti insieme raccogliere.


