Comune di Frosinone

Storia - Descrizione e Analisi Stilistica

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LA FONTANA MONUMENTALE DI LIVIO DE CAROLIS in località Madonna della Neve a Frosinone

di Floriana SACCHETTI
docente di Catalogazione dei beni culturali e Teoria del restauro, Liceo Artistico Statale A. G. Bragaglia, FR.
docente a contratto di Tutela dei beni culturali e ambientali, Accademia di Belle Arti FR

La storia

La chiesa di S. Maria della Neve fu originariamente costruita alla fine del XVI secolo da Mons. Domenico Ginnasi, Vicelegato della Provincia di Campagna e Marittima: incaricato dal Papa Sisto V di reprimere duramente il brigantaggio, anche utilizzando la pena di morte, il Ginnasi, animato da un sentimento di profonda carità cristiana, fece infatti costruire una cappella a pianta quadrata, delle dimensioni di cinque metri per cinque, sul luogo dove venivano eseguite le sentenze capitali. L’edificio sacro, con l’immagine della Vergine dipinta ad affresco, fu dedicato alla “Madonna della Neve”, titolo che richiama esattamente quello di “S. Maria ad Nives”, primo nome della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Quest’ultima fu eretta sul colle Esquilino da Papa Liberio entro il perimetro interessato da una miracolosa nevicata avvenuta il 5 agosto del 352 d.C., in un’area dove, fin dall’età arcaica, ai tempi del Re Servio Tullio, veniva amministrata, secondo la tradizione, la pena capitale. Con l’avvento del Cristianesimo, i condannati mandati a morte nel medesimo sito furono dunque affidati alla protezione della Vergine, a sottolineare la fede nella misericordia divina.
A Frosinone, nella seconda metà del XVII secolo, la devozione popolare verso la Madonna della Neve registrò un notevole incremento, a seguito di un evento straordinario: il 10 maggio del 1675, infatti, nella chiesetta gremita di fedeli, l’immagine di Maria s’illuminò all’improvviso, la Sua fronte incominciò a sudare e il volto diventò di un colore vivo. Il diffondersi della notizia del prodigio (che si ripeté anche altre volte e sempre davanti a un folto pubblico) indusse il popolo a raccogliere offerte ed elemosine per la costruzione (che ebbe inizio già il 21 novembre 1675) di una nuova e più ampia chiesa, che, consacrata l’8 maggio 1678, fu retta dai Padri Agostiniani Scalzi, a cui si deve la successiva costruzione del convento, iniziata nel 1689.
Agli inizi del XVIII secolo, l’intera area fu oggetto di un profondo intervento di riqualificazione urbana, grazie alla realizzazione, nel 1704 (con il contributo comunale di trenta scudi), dell’omonima via Madonna della Neve (che facilitava il collegamento con la Via Casilina), e soprattutto, quattro anni dopo, con l’adduzione, sia nel convento che nella piazza, dell’acqua corrente necessaria alle esigenze dei pellegrini. Al 1708 risale infatti la costruzione di un piccolo acquedotto, favorita da alcuni rappresentanti dell’importante famiglia Molella di Alatri, che, con grande generosità, permisero ai Padri Agostiniani di utilizzare l’acqua della fonte che “scaturisce nel loro casale posto nel territorio di detto luogo in vocabolo Salaprico per condottarsi da essi PP. a proprie spese sino alla piazza di questa chiesa e al mezzo di essa farvi una fontana, anche per maggior ornamento di detto loro convento”. Le condutture allora realizzate furono costruite in muratura “con chiavica muraglia coperta e mattonato sotto”, e soltanto nel 1770, a seguito di un crollo, furono messe in opera delle tubature in piombo acquistate a Roma con i fondi di una colletta effettuata tra i fedeli di Veroli, Ferentino, Alatri e Ceccano.
Nel 1711, fu infine realizzata la Fontana, commissionata da Livio de Carolis per ricordare il miracolo ottenuto nel maggio 1675 (cioè nello stesso mese in cui si era verificato il prodigio che determinò la celebrità della sacra effigie) dal fratello Pietro che, condotto ancora bambino in pellegrinaggio presso l’immagine della Madonna della Neve, guarì dalla sciatica istantaneamente. Livio de Carolis (1676-1733) nacque a Pofi da G. Battista (1645-1718), che, dopo aver iniziato la propria ascesa economica a Roma con il commercio dei cereali a Campo dei Fiori, rese successivamente più ingenti le fortune sue e della propria famiglia, grazie all’acquisizione dell’appalto della tassa sul macinato per la Provincia di Campagna e Marittima. Dei quattro figli di G. Battista, Livio fu l’unico a seguire le orme paterne: la sua abilità negli affari gli permise, infatti, di condurre una vita sfarzosa e di coronare il proprio sogno di grandezza con la costruzione a Roma, tra il 1716 (quindi cinque anni dopo il completamento della Fontana di Frosinone) e il 1722, di uno splendido palazzo in Via del Corso. Tale edificio, che attualmente ospita la sede del Banco di Roma, fu progettato dal ricercato ed apprezzato architetto Alessandro Specchi, mentre la decorazione è stata attribuita agli stessi artisti che avevano lavorato per il papa Clemente XI nella Basilica di S. Giovanni in Laterano. Livio impersonò dunque consapevolmente la figura del mecenate, sempre pronto a soddisfare con munificenza le esigenze dei religiosi a cui era legato, come dimostra l’intervento nel restauro della chiesa di Madonna della Neve, eseguito nel 1725. Inoltre, nel 1727, in occasione della visita a Frosinone di Papa Bendedetto XIII, che aveva innalzato a Marchesato il feudo di Prossedi, acquistato dalla Famiglia Altieri l’anno precedente, Livio de Carolis, appena nominato Marchese, sostenne con larghezza di mezzi le spese di soggiorno del Pontefice, e fece redigere due epigrafi monumentali, rispettivamente poste una a Prossedi sul fronte della fontana da lui fatta realizzare alle porte del paese, e l’altra a Frosinone sul portale del convento di Madonna della Neve.


mappa

Mappa di Madonna della Neve, Frosinone, 1862. ASFr Catasto Gregoriano, sez. III, serie I, rettangolo 4 (per gentile concessione del Ministero dei Beni e le Attività Culturali – Archivio di Stato di Frosinone).


località

Località Madonna della Neve nella situazione topografica antecedente la Seconda Guerra Mondiale. A sinistra è riconoscibile la chiesa seicentesca, a destra, è visibile il convento prima dei bombardamenti del Maggio 1944.


stemma

Stemma del Marchese Livio de Carolis posto sull’omonima Fontana monumentale di Prossedi.


epigrafe 01     epigrafe 02

A sinistra , l’epigrafe dedicatoria sulla Fontana monumentale di Livio de Carolis a Prossedi. A destra,l’analoga iscrizione sul portale del Convento Madonna della Neve a Frosinone.

BENEDICTO XIII PONT MAX
ORDINIS PRAEDICATORUM
BENEVENTO CASINUM ET FRUSINONEM
COGITANTE
ATQUE HINC SETIA IN URBEM PROFECTURO
HANC VIAM LATINAE COHAERENTEM PRORSUS INVIAM
SED RUPIBUS UTRINQUE EGESTIS
SAXISQUE EXCISIS IAM APERTAM
FONTIS ETIAM SCATEBRIS EX MONTE DEDUCTIS
IN MEDIO DISTINCTAM
MOX OPTIMI PRINCIPIS ITU NOBILITATAM
QUI
VENERANDA ORIS MAIESTATE
PROXEDIS MARCHIONATUM IMPLEVIT
LIVIUS DE CAROLIS LOCI MARCHIO
SUA SOLERTIA ET IMPENDIO
COMPLANANDAM STERNENDAMQUE CURAVIT
ET REI MONUMENTUM POSUIT
ANNO SALUTIS MDCCXXVII
( Epigrafe della Fontana di Prossedi)

(traduzione)

Disegnando
Benedetto XIII Pontefice Massimo
Dell’Ordine dei Predicatori
Di raggiungere da Benevento Cassino e Frosinone
E da qui intendendo poi partire da Sezze verso l’Urbe
Questa via
Che si congiunge alla Latina in tutto impraticabile
Ma rimossi dall’uno e dall’altro lato i massi
E tagliate le rupi ormai aperta
Fregiata nel mezzo da polle d’acqua sorgente dedotte dal monte
Tosto nobilitata dal passaggio dell’Ottimo Principe
Il quale
Empì il marchesato di Prossedi
Del suo venerabile volto
Livio De Carolis marchese del luogo
Con solerzia e a spese sue fece spianare e pavimentare
E del fatto pose monumento
Nell’anno della salvezza MDCCXXVII
(Trad. Arcangelo Sacchetti)


BENEDICTUS XIII PONT. MAX.
ORDINIS PRAEDICATORUM
BENEVENTO REDUX
XII KALENDAS IUNIAS ANNO SALUTIS MDCCXXVII
HOC COENOBIUM SANCTAE MARIAE AD NIVES
SUA PRAESENTIA ILLUSTRAVIT DIEQUE SESTO ASCENSIONIS DOMINICAE
IN ARA DEIPARAE SACRIS OPERATUS
LATINIS POPULIS
QUI SUMMUM CHRISTI VICARIUM
CERTATIM VENERATURI
UNDIQUE CONVOLAVERANT
QUATER EX HOC LOCO BENE PRECATUS
POSTERA DIE PER VIAM ANTEA PRAERUPTAM ET PLANE INVIAM
SED IAM AEQUATAM ET CURRIBUS PERVIAM
PROXEDIS MARCHIONATUM
NULLO UNQUAM MAIORI ORNAMENTO HONESTANDUM
INGRESSUS
IN AEDE SANCTAE AGATAE REM DIVINAM AUDIVIT
ET POPULO INNUMERO HIC QUOQUE BENE PRECATUS
SETIA IN URBEM REVERSUS EST
LIVIUS DE CAROLIS PROXEDIS MARCHIO
QUI
FORTUNA A PRINCIPIBUS VIRIS SIBI INVIDENDA
TANTO HOSPITI APTUM ITER PARANDUM CURAVIT
REI TESTIMONIUM POSTERITATI COMMENDATURUS
MONUMENTUM POSUIT
(Epigrafe sul portale del Convento di Madonna della Neve, Frosinone)

(traduzione)

Benedetto XIII Pontefice Massimo
Dell’Ordine dei Predicatori
Di ritorno da Benevento
Il 21 maggio nell’anno della salute MDCCXXVII
Questo cenobio di Santa Maria della Neve
Con la sua presenza illustrò e nel sesto giorno dell’Ascensione del Signore
Dopo aver atteso alle sacre cerimonie
Sull’altare della Madre di Dio
Ai popoli latini
I quali
Erano convolati qui da ogni dove
Per venerare il sommo vicario di Cristo
Quattro volte da questo luogo avendo invocato ogni sorta di bene
Il giorno dopo per la via prima scoscesa e affatto impervia
Ma ormai spianata e percorribile dai carri
Entrato
Nel marchesato di Prossedi
Che onore più grande mai potrà illustrare
Nella chiesa di Sant’Agata ascoltò i divini misteri
E al popolo innumerevole avendo anche qui
Invocato ogni sorta di bene
Da Sezze tornò nell’Urbe
Livio De Carolis
Marchese di Prossedi
Il quale
Assistito da fortuna che uomini principali possono invidiargli
Curò che a tanto ospite fosse preparato agevole percorso
Per affidare alla posterità testimonianza della cosa
Questo ricordo pose

(Trad. Arcangelo Sacchetti)


 

Descrizione e analisi stilistica

Nella pianificazione urbanistica di una città, il rapporto tra le piazze ed i monumenti in esse collocati ha sempre rivestito un significato molto importante, soprattutto per quanto riguarda le mostre d’acqua. L’elemento maggiormente qualificante dell’intervento di sistemazione che interessò il sito di Madonna della Neve all’inizio del XVIII secolo è, quindi, proprio la Fontana voluta da Livio de Carolis. Oltre a fare riferimento a vari aspetti simbolico-religiosi (l’acqua come sorgente della vita spirituale) e celebrativi (la decorazione che richiama lo stemma della famiglia del committente), tale realizzazione rappresenta un’opera originale e di pubblica utilità che rese unico ed unitario uno slargo informe, caratterizzato da preesistenze architettoniche (quali le facciate della chiesa e del convento) sullo sfondo, e da una nuova emergenza (la Via Madonna della Neve, aperta nel 1704). La tipologia della fontana è quella inaugurata da Giacomo Della Porta, che presenta una coppa circolare sostenuta da un piedistallo al centro di un invaso. Anche a Frosinone, in effetti, l’acqua zampilla in un’ampia vasca quadrilobata, cadendo a cascata con effetto scenico, rafforzato da quattro getti posti negli spazi circolari. Il rifornimento di acqua ai pellegrini che giungevano al Santuario fu garantito da due fontane identiche, collocate ai lati dell’invaso centrale, del tipo con alto basamento quadrangolare e colonna cilindrica liscia, terminanti con un cappello a sfera, e decorate con il motivo del blasone gentilizio del committente: due colombe affrontate in posizione araldica che beccano spighe di grano, sormontate da tre stelle. Il rilievo è concluso dall’epigrafe LIVIUS DE CAROLIS ANNO SAL(UTIS) MDCCXI. Due piccole vasche laterali, ognuna a forma di “kantharos”, raccolgono l’acqua sgorgante da cannelle poste ad un’altezza sufficiente per l’approvvigionamento, come avviene ancora oggi. L’elemento scenografico, ricercato nella meraviglia dei giochi d’acqua del corpo principale del monumento, si compenetra con la funzione sociale del dissetarsi, soddisfatta dalle “fontanelle” laterali, in un’interessante sintesi compositiva che rimanda ad una grande personalità artistica. La tradizione e l’analisi stilistica permettono di attribuire la mostra d’acqua di Frosinone ad Alessandro Specchi (1668-1729), architetto famoso per aver progettato e realizzato a Roma il porto di Ripetta, costruito tra il 1703 e il 1705 e sciaguratamente distrutto per far posto ai muraglioni lungo il greto del Tevere. Di quest’opera, che risolveva con naturalezza e comodità un complesso problema di pianificazione urbana, e che è nota nella sua interezza soltanto attraverso incisioni e fotografie, sono sopravvissuti fino ad oggi alcuni resti monumentali, quali diversi paracarri, la fontana centrale e le due colonne con i cappelli a sfera, utilizzate come riferimento idrometrico per la misurazione dei livelli delle piene fluviali.
Lo Specchi, allievo di Carlo Fontana, penetrò a fondo le precedenti esperienze del Borromini, ed accordò alla scoscesa sponda del Tevere, nonché alla disordinata schiera di palazzi e chiese che vi si affacciavano, il profilo concavo–convesso della riva del fiume, realizzando un’audace trasposizione in scala urbanistica del “tema dell’onda continua del S. Carlino”. Anche nel sito di Madonna della Neve è possibile rintracciare tale “onda continua”: essa è infatti ricercata, con densità di ritmo, nella forma della vasca della Fontana, cui l’architetto affida il fluido rapporto d’osmosi tra le preesistenze architettoniche e la nuova sistemazione dell’area. L’attribuzione del monumento di Frosinone ad Alessandro Specchi sembra quindi certificata non solo dal rapporto di fiducia instauratosi tra il ricco mecenate e l’architetto di grido (culminato nella costruzione tra il 1716 e il 1722 del magnifico palazzo in Via del Corso a Roma), ma anche da ulteriori confronti risolutivi con altre opere romane di quest’ultimo, tra cui si segnalano il palazzo Pichini a Piazza Farnese, l’ampliamento del palazzo del Drago alle Quattro Fontane, e le stalle pontificie al Quirinale.
Come è stato già detto, dunque, nella fontana frusinate si ritrova “il felice motivo delle colonne adoperate, come nel porto di Ripetta, a preannunciare nelle vedute lontane l’elemento di attrazione urbanistica” (P. Portoghesi). Tali elementi decorativi e funzionali sono effettivamente identici, fin nei particolari delle basi e del cappello a sfera, alle colonne del porto sul Tevere; inoltre, l’ultimo intervento di restauro (a. 2007) ha restituito l’originaria visibilità ai delicati aggetti delle modanature ornamentali che costituiscono un ulteriore segno distintivo del linguaggio compositivo di Alessandro Specchi.

 

porto ripetta

Il porto di Ripetta (da un’incisione del 1841). La piazza che si affacciava sull’approdo, delimitata da una balaustra marmorea, era dominata dalla presenza della fontana e dalle due colonne idrometriche con gli inconfondibili cappelli a sfera.

 

grafica

Documentazione grafica di una delle colonne della Fontana Livio de Carolis di Frosinone. Si riconoscono l’iscrizione in latino LIVIUS DE CAROLIS ANNO SAL.(UTIS) MDCCXI, e le due colombe affrontate in posizione araldica che beccano spighe di grano, sormontate da tre stelle.
Disegno dell’Arch. Antonietta Di Lalla – Direttore del restauro -

 

Piazza Porto di Ripetta

Piazza Porto di Ripetta (Roma). Nello slargo che oggi richiama nel nome il porto sul Tevere, demolito per far posto ai muraglioni lungo la sponda fluviale, sono stati riposizionati alcuni elementi della realizzazione architettonica originale dello Specchi: si riconoscono i paracarri, la fontana e le colonne idrometriche terminanti a sfera.

 

demolizione

Il Porto di Ripetta (Roma) prima della demolizione. In quest’immagine si può cogliere il motivo dell’onda continua, il cui profilo concavo- convesso è stato riconosciuto come uno degli elementi tipici dei primi progetti dello Specchi.

 

fontana

La Fontana monumentale in località Madonna della Neve a Frosinone. Affianco alla vasca quadrilobata, arricchita centralmente da un piedistallo che sostiene una coppa circolare, si notano le colonne laterali con le terminazioni a sfera. (foto d’epoca)

ALESSANDRO SPECCHI
Roma 1668-1729 - Allievo di Carlo Fontana - Architetto e Incisore
OPERE ARCHITETTONICHE

Porto di Ripetta (1703-1705). Roma

Per la costruzione dell'importante porto fluviale, voluto da papa Clemente XI, furono utilizzati diversi marmi, molti dei quali provenienti dal Colosseo, del quale due arcate del secondo ordine erano appena crollate a causa di un terremoto. Specchi organizzò, con un discorso organico di linee concavo-convesse, la disordinata schiera di affaccio degli edifici sull'argine del Tevere, completandone la serie con il palazzo della Dogana e i magazzini portuali e caratterizzando l'intera realizzazione con una scalinata che rivela stilisticamente una penetrante lettura della lezione borrominiana. Nel suo “dizionario” Gaetano Moroni così descrive la fontana: “S u di uno scaglione di travertino alla marinaresca con conchiglie e scogli ammassati insieme, chiuso in giro da sei colonnette di granito bigio con sbarre di ferro, è collocata una vasca ovale di pietra tiburtina. Entro di questa, all'estremità del labbro rivolto verso il fiume, è posta una scogliera sopra la quale posa una gran conchiglia nei cui lati sono due delfini che sollevando le code, le intrecciano nel mezzo della scogliera: di qui esce acqua a guisa di ventaglio, come pure zampilla dalle bocche dei delfini, cadendo tutta nella conchiglia e da essa riversandosi poi nella sottoposta vasca ovale. Sulla cima degli scogli stanno tre monti, l'uno sull'altro, ed il più alto è sormontato da una stella formando così lo stemma Albani del Papa”. Verso la metà del 1700, al vertice della fontana fu collocata una lanterna in ferro battuto per facilitare l'approdo notturno delle barche. In seguito ai lavori per la sistemazione degli argini del Tevere, eseguiti in funzione della costruzione del ponte Cavour, nel 1901, il porto di Ripetta venne demolito e gli elementi che costituivano la fontana, ormai smembrata, furono depositati in uno dei magazzini comunali. Al 1929-1930 risale la sua ricostruzione in Piazza del Porto di Ripetta, quasi nel punto della primitiva collocazione, ma senza rispettare pienamente il disegno originario.

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genealogico

(storia di Specchi e De Carolis) Palina fam De Carolis - genealogico -


IL SANTUARIO DI MADONNA DELLA NEVE

absideIl titolo “Madonna della Neve” affonda le sue origini nei primi secoli della Chiesa e corrisponde alla più antica dedicazione della basilica di S. Maria Maggiore in Roma. Nel IV secolo, infatti, sotto il pontificato di Papa Liberio, un nobile e ricco patrizio di nome Giovanni, insieme alla moglie, decise di offrire i propri beni alla Santa Vergine, per la costruzione di una chiesa a Lei dedicata. La Madonna gradì tale desiderio ed apparve in sogno ai coniugi romani la notte fra il 4 e il 5 agosto, in un periodo di gran caldo. La mattina successiva, Giovanni e la moglie raccontarono il sogno al Pontefice, e scoprirono che anch’egli ne aveva fatto uno uguale. Allora il Papa Liberio, immediatamente recatosi sul luogo a lui indicato, il Colle Esquilino, lo trovò coperto di neve e, seguendo la superficie del terreno innevato, tracciò il perimetro del nuovo edificio sacro, che fu costruito a spese dei nobili coniugi. La chiesa fu subito chiamata dal popolo “S.Maria ad Nives”, proprio in ricordo del prodigioso evento meteorologico. La tradizione riferisce, inoltre, che sempre sull’Esquilino, fin dai tempi del Re Servio Tullio, venivano eseguite le pene capitali. Con l’avvento del cristianesimo, i condannati a morte furono poi posti sotto la protezione della Madonna, che in quel sito aveva il suo tempio maggiore.
Sul finire del XVI secolo, il Papa Sisto V intraprese una dura repressione del banditismo all’interno dei confini dello Stato della Chiesa, servendosi di uomini molto pii per far applicare le leggi. Uno di questi fu Mons. Domenico Ginnasi che, il 4 febbraio 1586, fu inviato dal Pontefice a Frosinone come Vicelegato della Provincia di Campagna e Marittima con il compito di stroncare il brigantaggio in questi luoghi. Il Ginnasi si comportò con giustizia ed equità, ma quando era costretto a firmare una sentenza di morte lo faceva soffrendo e pregando. Per questo motivo, fece costruire una chiesetta sul luogo in cui venivano eseguite le pene capitali, e vi fece dipingere un’immagine della Madonna.
Tale edificio sacro, che ebbe il titolo di “Madonna della Neve”, appunto con probabile riferimento alla basilica romana, era di piccole dimensioni, ma sufficiente per permettere ai condannati a morte di esservi introdotti prima dell’esecuzione, perché, pentiti delle proprie colpe, ottenessero il perdono divino. Papa Paolo V fece successivamente costruire nuove strade, per cui la cappella, che in precedenza era stata meta di passanti e pellegrini diretti a Roma, iniziò a trovarsi fuori mano, e fu abbandonata diventando un rifugio naturale per molti animali selvatici. Solo un povero contadino di nome Ormisda Fontana, che lavorava la campagna circostante, continuò a frequentare saltuariamente il luogo sacro per recitare le sue preghiere e, estasiato dalla bellezza del volto della Vergine, decise di sistemare la piccola cappella, impegnandosi a tenere sempre accesi dei lumi davanti alla sacra immagine.
La sera del 10 Maggio del 1675, anno del giubileo, una folla numerosa, senza invito e senza motivo, si ritrovò davanti alla chiesetta per venerare la Vergine Maria: fu allora che, nell’incredulità generale, l’immagine della Madonna si illuminò, il Suo volto divenne di un colore vivo e la Sua fronte si bagnò di sudore. Si parlò di suggestione collettiva, ma il prodigio si ripeté più volte anche davanti ad importanti prelati, quali il vescovo di Veroli e il cardinale Orsini, poi divenuto Papa con il nome di Benedetto XIII. Poiché il miracolo fu accertato come tale, l’iniziativa popolare portò alla costruzione di una nuova chiesa degna della Vergine, in quanto la precedente cappella, misera e disadorna, non poteva più contenere tanta esplosione di fede. Raccolte le offerte e le elemosine, la costruzione fu portata a termine in capo a 18 mesi e fu affidata nel 1678 ai Padri Agostiniani Scalzi, che nel 1689 iniziarono a costruire il convento. Durante il 1700 la vita del santuario fu caratterizzata dalla realizzazione di numerose opere, necessarie all’accoglienza dei pellegrini. Nel 1704 fu costruita la strada di collegamento con la via Casilina e nel 1708, grazie alla grande generosità della famiglia Molella di Alatri, fu portata acqua corrente nella piazza, dove, nel 1711, il futuro marchese Livio de Carolis fece costruire la fontana. Il secolo, però, si concluse tragicamente per l’edificio religioso. Il 26 Luglio 1798 la chiesa di Madonna della Neve fu saccheggiata dall’esercito francese, durante l’occupazione napoleonica. Dopo la legge del 7 Maggio 1810 con cui si scioglievano le corporazioni religiose, anche i Padri Agostiniani Scalzi lasciarono il convento che, sebbene consacrato nuovamente nel 1820, non tornò mai più al suo primitivo splendore. Infatti, nel XIX secolo, i religiosi faticarono non poco per far rifiorire la chiesa e il convento, finchè nel 1873, quando il governo italiano soppresse gli ordini ecclesiastici, il convento e la chiesa passarono in proprietà dello Stato.
Il Comune di Frosinone, ormai diventato proprietario del Santuario, lo cedette prima al Consorzio Agrario e poi all’Istituto della S. Famiglia, per farne un convitto di educazione, mentre i Padri rimasero solo come rettori della chiesa. In seguito al terremoto del 1915 il complesso fu danneggiato, tanto che l’Istituto della S. Famiglia dovette chiudere i locali. Nel frattempo la contrada Madonna della Neve, che all’inizio del secolo XX era prevalentemente formata da casolari sparsi nella campagna, iniziò ad accrescere di popolazione, per cui si rese necessaria l’erezione di una nuova parrocchia che, dichiarata di pieno diritto regolare il 21 Novembre 1937, fu riaffidata all’ordine degli Agostiniani Scalzi. Durante la seconda guerra mondiale tutto il complesso santuariale subì gravi danni, tanto che la chiesa fu ridotta quasi a rudere. Il progetto di ricostruzione dell’edificio religioso permise di salvare soltanto l’affresco della chiesa originaria, la cui venerata immagine fu restaurata dall’Istituto Centrale del Restauro nel 1954. La nuova chiesa fu arretrata di circa 20 metri rispetto alla precedente ed alla via pubblica, che prima passava proprio davanti al portale, e finalmente, nel maggio 1957, venne consacrata dal vescovo diocesano Mons.Carlo Livraghi. Lungo è l’elenco delle persone illustri devote e benefattrici del Santuario: da Benedetto XIII che tornò a Frosinone da Pontefice (1727), dopo aver assistito al prodigio della sudorazione quando era ancora cardinale, a Papa Pio IX (1863); dai Marchesi de Carolis, alla famiglia Ciceroni di Frosinone che donò il giardino, alla signora Felicita Antonia de’ Nobili, donatrice del terreno dove furono realizzate la chiesa e la piazza con la fontana. Inoltre, molto ha fatto per il Santuario la povera gente e tra loro è giusto ricordare il contadino Ormisda Fontana.

 

LICEO ARTISTICO STATALE “ANTON GIULIO BRAGAGLIA” - FROSINONE
Anno scolastico 2007-2008

PROGETTO DIDATTICO
IL RESTAURO DELLA FONTANA MONUMENTALE “LIVIO de CAROLIS”

Progetto integrato Scuola-Territorio in collaborazione con il Comune di Frosinone inserito nel Piano dell’Offerta Formativa
del L.A.S. “Anton Giulio Bragaglia” Frosinone

IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Monti Rossella

DOCENTI
Battista Cleto
Boccitto Italo
Cagnacci Anna Maria
D’Alessandris Angela
Gelli Rita
Lauretti Marilena
Palmiero Francesco
Andreozzi Massimo (tirocinante COBASLID)

RESPONSABILE DEL PROGETTO
Sacchetti Floriana

REFERENTE DEL COMUNE DI FROSINONE
Consigliere Morelli Gerardina

COORDINAMENTO TECNICO PER IL COMUNE DI FROSINONE
Pietrafesa Dario

CORSO DI BENI CULTURALI
E CONSERVAZIONE

CLASSE IIIA
Battaglini Giuseppina
Corneli Martina
Fuselli Giorgia
Gilussi Martina
Iannucci Lucrezia
Macciomei Pamela
Primi Jessica
Ricciotti Ludovica
Santoro Scaccia Consuelo
Ventura Martina
CLASSE IVB
Cerroni Piergiorgio
Gadici Silvia
Liberatori Cristina
Marra Giadaminotti Pierluigi
Parogni Silvia
Pessia Martina
Vinciguerra Vanessa

CLASSE VB
Bianchini Cristina
Bricca Alessandra
Ciotoli Daniela
Guglielmi Silvia
Lisi Rachele
Manna Vittoria
Maggi Lucrezia
Marzi Barbara
Turriziani Letizia

CORSO DI ARCHITETTURA E DESIGN

CLASSE IVA
Ceccarelli Valentina
Chiappini Vera
Ciocchetti Tania
Cupini Cristina
D’Ambrogio Marika
De Cesare Cristiana
Francesconi Fabrizia
Granirei Jacopo
Stefanacci Piergiorgio
Toti Larissa

CLASSE VA
Abballe Gioia
Battaglini Samuel
Brighindi Martina
Cipolla Marta
Colafrancesco Silvia
D’Ambrosi Sara
De Santis Eliana
Di Pietro Serena
Guglielmi Stefania
Imperioli Lucia
Mancini Paola
Marini Stefania
Maini Serena
Morini Silvia
Mizzoni Elisabetta
Pandalone Ilaria
Solli Georgia

CORSO DI GRAFICO VISIVO

CLASSE IIIC
Di Pepe Anna Laura
Giovannoni Anastasia
Rossi Ilaria
Spinelli Chiara
Straccamore Giulia

CLASSE IVB
Minotti Pierluigi

BIENNIO

CLASSE IIA
D’Annibale Giada
Dell’Olio Gaiadea
Lisi Aurora
Vona Federica
Sozzi Claudia


areader La Mostra Documentaria della Fontana Livio De Carolis

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