La valorizzazione di un bene attraverso la conservazione non solo permette a tutti di conoscere le testimonianze artistiche e monumentali del proprio territorio, ma rafforza, soprattutto nei giovani, il concetto di importanza della tutela del patrimonio storico.
Ed è in questa ottica che si inserisce il restauro conservativo della storica Fontana “Livio de Carolis”, realizzato grazie al progetto “Giardini in Città”.
Deliberato nel 2002, questo progetto prevede la riqualificazione di aree verdi pubbliche, comprese quelle di valenza storico-culturale, attraverso l’intervento di Sponsor privati.
In tal senso, il restauro della Fontana monumentale “ Livio de Carolis”, ha valore esemplare per la sinergia degli Enti coinvolti, pubblici e privati, che hanno lavorato per un unico obiettivo:
- rendere fruibile dalla collettività un bene architettonico che fa parte della storia non solo di Frosinone ma di tutta la nostra Regione, per il carattere religioso e devozionale che riveste.
Grazie a questo restauro, durato circa 7 mesi, il 14 Dicembre 2007, l’Amministrazione Comunale ha restituito alla Città una fontana degna, ora, di essere definita “monumento storico”.
E nell’ottica di “conoscere per tutelare”, l’Amministrazione Comunale ha predisposto, nello spazio antistante la fontana, un percorso conoscitivo del monumento, installando quattro paline che illustrano brevemente la storia del sito e le varie fasi del restauro, e due di ringraziamento agli Sponsor che hanno permesso la realizzazione dell’opera, compresa la riqualificazione dello spazio a verde.
Grazie a questo restauro poi, all’interno della fontana è stato realizzato un sistema di ricircolo d’acqua che permetterà il risparmio di milioni di metri cubi di acqua potabile.
Pienamente soddisfatti del risultato raggiunto, riteniamo doveroso rivolgere ancora un ringraziamento a tutti gli Sponsor che hanno dimostrato sensibilità e senso di appartenenza.
Il Consigliere Comunale con delega al Progetto di Frosinone Gerardina Morelli
Il Sindaco Michele Marini
Restauro conservativo
L'iniziativa di procedere al restauro della Fontana “Livio De Carolis” è scaturita dall'esigenza indifferibile di provvedere alla realizzazione di una serie di interventi conservativi sul monumento, in considerazione del precario stato di conservazione in cui esso si trovava.
La Fontana era, infatti, connotata da forme di degrado differenziate ed interagenti che costituivano evidenti fattori di rischio, per affrontare i quali è stato istituito un gruppo di lavoro coordinato con competenze multidisciplinari.
Successivamente, sono state definite le metodologie per il restauro sulla scorta dei risultati delle indagini preliminari e dell'esperienza diretta acquisita in corso d'opera.
Nell'elaborato di progetto sono state individuate le principali tipologie di intervento, corredate sia dalle specifiche sui modi e sulle priorità delle operazioni, sia sui prodotti e sulle attrezzature da adoperare.
Nella prima fase di intervento si è proceduto allo svuotamento della vasca quadrilobata ed alle prove di pulitura delle superfici lapidee, che hanno portato alla successiva rimozione dei muschi e licheni con trattamenti biocidi. Estinti i microrganismi, è stato poi effettuato, nei casi di disgregazione, un preconsolidamento, con ristabilimento parziale della coesione mediante l'impiego di silicato di etile.
Le operazioni di pulitura sono state condotte con varie modalità a seconda della natura e delle caratteristiche di spessore e solubilità delle incrostazioni da rimuovere, dei materiali da cui è costituito il monumento, del loro stato di conservazione e della loro resistenza alle diverse azioni chimico-fisiche poste in essere.
La rimozione dei depositi superficiali e delle concrezioni e croste nere compatte è avvenuta in maniera graduale: dapprima sono stati utilizzati i metodi più adatti alla solubilizzazione delle sostanze meno resistenti, con cicli di applicazione di acqua atomizzata e compresse di ammonio carbonato; poi, progressivamente, e in maniera specifica, sono state trattate le stratificazioni, fortemente carbonatate, con mezzi meccanici manuali e strumentazioni di precisione quali bisturi, vibroincisori, microsabbiatrice ed apparecchi ad ultrasuoni. Sono state anche rimosse tutte le stuccature non più funzionali e inidonee esteticamente; sono state predisposte nuove sigillature per fessure, fratture e mancanze tra i blocchi di pietra, differenziate secondo il litotipo e l'esposizione: in particolare, in quest'ultimo caso, sono state adoperate calci naturali idrauliche desalinizzate ed inerti selezionati aventi le stesse caratteristiche di grana e colore del materiale lapideo della Fontana.
Dopo la pulitura ed il conseguente consolidamento dell'interno della vasca del bacino quadrilobato, si è proceduto alla messa in opera di uno strato di malta di cocciopesto simile all'originale.
Testo a cura dell'Architetto Antonietta Di Lalla.