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Angeloni Luigi

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Angeloni Luigi
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ANGELONILuigi Angeloni, e Nicola Ricciotti erano parenti. Tuttavia, non ebbero modo di conoscersi e, di conseguenza, frequentarsi.Il padre di Luigi, Giovanni Battista Zenone Angeloni (1736-1796), che a Villa d’Adda veniva familiarmente chiamato Zanone, ovvero Giovannone, giunse a Roma dalla sua terra lombarda, chiamato a curare le sostanze di un "vecchio zio ricco e senza eredi" don Angelo Angeloni. Appena venne a mancare il ricco zio aprì in Frosinone un magazzino per il deposito delle sue mercanzie con le quali riforniva l'intera provincia pontificia. Quì Giovanni Angeloni entrò in amicizia con Bartolomeo Contini, cognato del notaio Filippo Ricciotti, bisnonno di Nicola Ricciotti il grande patriota frusinate e, frequentando la sua casa, conobbe la figlia di questi, Lucrezia, con la quale si sposò. Da questo matrimonio nacquero due figli: Luigi e Anna. Luigi vide la luce in Frosinone il 9 novembre 1758 e fu battezzato nella chiesa Collegiata di S. Maria lo stesso giorno con i nomi di Luigi Giovanni Battista. Egli ebbe una infanzia serena e seguì l'iter scolastico tradizionale. Poi, improvvisamente, il padre "fu colpito da apoplessia", oggi si direbbe ictus cerebrale, e con una paresi di tutto il lato sinistro del corpo. A conseguenza di ciò, il giovane Luigi, che aveva poco più di sette anni, si vide costretto ad interrompere gli studi e dover aiutare la famiglia nella gestione del magazzino. Questo abbandono della scuola provocò sicuramente un trauma nel giovanissimo Luigi che, non per mancanza di mezzi, infatti la sua famiglia apparteneva alla borghesia mercantile ed era benestante, ma per causa di forza maggiore si vedeva costretto a lasciare la scuola ed i suoi coetanei; e ciò provocò anche una evidente involuzione caratteriale che lo rese sempre poco simpatico e, spesso, infrequentabile anche per gli amici. Ma proprio questa incresciosa situazione fu la causa indiretta del grande desiderio di apprendere, congiunta ad una manifesta facilità a comprendere tutto ciò che andava ad imparare, e Luigi si diede, con smisurata passione, allo studio della lingua e letterarura italiana, fino a divenire un accanito purista. L'intelligenza dell'Angeloni era eccezionale, data la naturalezza con cui passava dagli studi umanistici a quelli scientifici, oltretutto coniugata ad una indubbia abilità nel commercio, ciò che gli permise di vivere dal 1798 per il resto dei suoi giorni solo dei suoi studi e delle sue rendite, sempre mantenute in Frosinone. Con ogni probabilità, lo stesso padre fu per Luigi la prima guida, infatti nel suo scetticismo religioso, figlio dell'illuminismo, ebbe grande influsso proprio l'atteggiamento paterno nei confronti della religione. Dopo il matrimonio della sorella Anna ed a seguito della morte del padre (1796) l'Angeloni si sentì libero da questi vincoli familiari e quando si interessò, casualmente, di questioni politiche lo fece senza remore, dedicandosi completamente. Il suo fondaco fu distrutto con la repressione francese seguita alla rivolta del 26 luglio 1798 e, in conseguenza di ciò fu affidato alla gestione di un suo amico e socio, che lo curava per proprio conto, passando a lui ed ai suoi familiari le rendite derivanti. Il 1798 è l'anno della scelta politica in Angeloni. Egli, infatti, fu inviato in febbraio a Roma per rappresentare la popolazione frusinate che aveva aderito alla Repubblica Romana, voluta dai francesi. Egli fu incluso, quasi controvoglia, tra i tribuni (per il Dipartimento del Circeo) della neonata Repubblica. L'occupazione francese di Frosinone, con il conseguente saccheggio, distruzione ed incendio, provocò anche all'Angeloni gravi danni personali e materiali: il magazzino saccheggiato e distrutto; la madre Lucrezia e la zia Odoarda furono rapinate e malmenate; lo zio Leopoldo, vecchio ed invalido, morì a seguito delle violenze subite ad opera dei francese. Da questo momento la sua scelta politica fu irreversibile. Fu Segretario (4/1/1799) e poi Presidente del Tribunato della Repubblica. Quando cadde la Repubblica Romana, egli riuscì a fuggire esule in Corsica, dove rimase alcuni mesi del 1799; ma già l'8 novembre 1799 è a Marsiglia dove presenziò ad una riunione di esuli romani, ed in seguito, dopo essere passato per Digione, si stabilì a Parigi. Quì entrò in rapporti politici e di amicizia con esuli italiani ed oppositori francesi al nascente dispotismo napoleonico, aderendo alla setta dei Filadelfi. In quegli anni, l'Angeloni più che l'azione rappresentò la voce di quella opposizione a Bonaparte. In conseguenza della congiura Ceracchi - Arena, per altro fallita, fu incarcerato nell'ottobre del 1800, ma dopo fu liberato, in quanto, dalle risultanze processuali emerse, o si fece emergere completamente estraneo al fatto. Ma la sua indubbia personalità esercitò, con l'andar del tempo, un'influenza sempre maggiore tra i Filadelfi, ed in generale nella Parigi dell'epoca. Lo stesso Fouché, ex ministro di polizia di Napoleone, dovendo assumere il Governatorato di Roma, chiamò l'Angeloni come suo collaboratore, ma questi, coerentemente alle sue idee antibonapartiste in quanto repubblicane, rifiutò. Cosicché nel 1812 il governo francese lo fece di nuovo arrestare perchè sospettava un suo coinvolgimento nella congiura, ordita contro Napoleone dal generale Malet, a motivo che l'Angeloni conosceva molto bene il capo del complotto sin dai tempi della Repubblica Romana. Ma, anche in questo caso, ne uscì senza conseguenze, sebbene certamente ben più responsabile di quanto non apparve. Dal 1814 è in rapporti con Filippo Buonarroti e questo rapporto, seppur tra alti e bassi, durò quasi un ventennio. In quest'anno l'Angeloni pubblica la sua prima opera politica, su come intende il futuro politico dell'Italia dopo la caduta di Napoleone: Sopra l'Ordinamento che aver dovrebbono i Governi d'Italia, che ebbe diffusione anche tra i rappresentanti degli Stati europei, presenti al Congresso di Vienna. In questa opera, per la prima volta, si affrontò il tema nazionale e del futuro aspetto statuale che l'Italia, o meglio, gli Stati italiani avrebbero dovuto assumere dopo la conclusione del Congresso di Vienna, ovvero una forma Confederale con capitale Roma. Nello stesso anno 1814 iniziò il conte Federico Confalonieri alla setta degli Adelfi. E con la sua cultura e le sue conoscenze, l'Angeloni collaborò con il Canova per fare restituire dal governo francese allo Stato Pontificio le opere d'arte che Napoleone aveva fatto trafugare da Roma e portato a Parigi. Egli rifiutò la pensione accordatagli da Pio VII per la sua opera disinteressata, pensione rifiutata per coerenza con i suoi ideali repubblicani, ma accettò dal cardinale Consalvi, a nome del Papa, solamente una lettera di ringraziamento ed una tabacchiera d'oro. Dal 1818 fu uno dei capi della Setta dei Sublimi Maestri Perfetti; pubblicò un opuscolo in cui manifestava la propria grande delusione per i risultati, riguardanti l'Italia, che si erano avuti al Congresso di Vienna: Dell'Italia uscente il settembre 1818. In questa opera meglio chiarisce i riferimenti confederali ai quali ispirava il suo pensiero politico (USA e Confederazione Elvetica). La sua attività lo fece entrare anche in contatto con il futuro re di Sardegna, il principe Carlo Alberto che, come suo solito, ondeggiò da uno stato iniziale di simpatia, manifestata con alcune lettere, ad una successiva totale indifferenza nell'azione politica. Nel contempo, dal 1816 il governo francese faceva discretamente sorvegliare l'Angeloni e, quando l'atmosfera di parziale tolleranza mutò, il frusinate fu per la terza volta arrestato il 14 marzo1823, espulso dalla Francia ed esiliato in Inghilterra. Egli pose la sua dimora a Londra. E quì, il 17 giugno dello stesso anno, riprese la sua attività a favore dell'Italia e dei suoi esuli. Dei molti rapporti politici, che l'Angeloni ebbe nel corso della sua lunga e tumultuosa vita, due soprattutto sono significativi, ovviamente da un punto di vista esclusivamente politico: quello ventennale con Filippo Buonarroti e quello, poco meno che quinquennale e più burrascoso, con Giuseppe Mazzini. Angeloni aveva un pessimo carattere, ma era onesto e sincero, coerente con le sue idee e le difendeva sempre a spada tratta; le diversità le accentuava polemicamente, ma era sempre pronto ad aiutare chiunque, anche chi non la pensava come lui, ed era la stragrande maggioranza degli esuli, prima a Parigi e poi a Londra.Con il Buonarroti i rapporti iniziarono quando entrambi soggiornarono in Francia ed aderirono prima alla setta dei Filadelfi e poi negli Adelfi, successivamente fusesi nella Adefia. Tra il 1826 ed il 1828, il rapporto tra l'Angeloni ed il Buonarroti si incrinò proprio per le loro scelte divergenti di carattere filosofico e politico. L'amicizia con Giuseppe Mazzini non fu affatto cordiale. Infatti, così Mazzini pensava del frusinate: Angeloni veterano dei nostri esuli, del quale non approviamo molte idee, molto meno lo stile, ma ammiriamo il coraggio e il costante affetto alla causa del popolo, ed a conferma di ciò l'esule genovese sottolinea che l'Angeloni scrive in modo così pedantesco che mi fa ridere. Luigi Angeloni morì a Londra il 5 febbraio 1842, solo e povero. Ma proprio a Giuseppe Mazzini dobbiamo il ritratto, estremamente sintetico, ma sicuramente più sentito e sincero come, tre anni dopo, lo stesso Mazzini fece del suo caro e fidato amico Nicola Ricciotti. La costanza, così rara a' dì nostri, fu la caratteristica di Luigi Angeloni. Scrittore, pubblicò ... più opere voluminose, perdute per la moltitudine a cagione del pregiudizio letterario che gli faceva rivestire il pensiero della lingua dei morti, ... , ma piene d'ottime idee, d'affetto all'Italia, d'abborrimento all'influenza straniera, di fede nella vita, nelle capacità, e nella forza della propria nazione.... Visse a Londra ... serbando e manifestando le sue credenze repubblicane, amando e sperando, quando ei parlava d'Italia e d'un avvenire ch'egli credeva esser prossimo, l'occhio semispento dalla vecchiaia gli scintillava d'un ardore di gioventù. Benedetta sia per questo la sua memoria! ... Così mioiono, o italiani, i vostri esuli.
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