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Biondi Ernesto

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Biondi Ernesto
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BIONDIErnesto Biondi nasce a Morolo il 30 gennaio 1855 da Angelo ed Eugenia Pistolesi. Ernesto è in qualche misura un “figlio d’arte”, poiché suo padre Angelo, armaiolo, si dilettava nell’intaglio del legno e pare che avesse realizzato lo zoccolo della macchina processionale dell’Assunta, attualmente conservata nella chiesa di S. Maria a Morolo, oltre ad aver eseguito lavori in ferro battuto di vario genere. L’artista frequenta le scuole elementari sotto la guida dello zio,, don Cirillo Pistolesi; già da bambino dimostra un precoce interesse per il disegno e la sua bravura gli crea una certa fama, tanto che , quando a Supino andò persa la statua di S. Cataldo, bruciata in un incendio, l’incarico di riprodurne accuratamente le fattezze viene conferito ad Ernesto, appena adolescente. A quindici anni , nel ’70, giunge a Roma per completare gli studi. Sostiene l’esame per entrare all’Accademia di S. Luca e la frequenta per un anno, ma l’ambiente accademico non si confà alla sua natura irrequieta e anticonformista. Ha difficoltà nel superare gli esami e dopo un anno abbandona gli studi. Nel frattempo per sbarcare il lunario si dedica ai mestieri piu vari: farà incisione su rame, intaglio in legno, perfino falsificatore di terrecotte antiche. Per un breve periodo si trasferisce a Napoli: lavora per una fabbrica di ceramiche come modellatore di suppellettili e soprammobili, e soprattutto ha modo di ampliare il suo orizzonte artistico visitando gli importanti musei napoletani. Prima opera importante è il monumento funebre a Mons. Domenico Perticoni,(1886) latinista e archeologo, nel cimitero di Anagni, opera raffinata e alquanto lontana, per stile e gusto, dagli sviluppi successivi dell’arte di Biondi. Negli anni successivi si dedicherà particolarmente ad opere ispirate al realismo sociale, fortemente improntate agli ideali del socialismo umanitario: notevoli soprattutto “Povero Cola”, un bronzetto raffigurante un povero contadino afflitto per la morte del suo somaro, suo unico mezzo di sussistenza, e “Povera gente”, gruppo bronzeo che coglie il mesto corteo di un gruppo di teatranti girovaghi. Degli anni ’80-’90 sono le belle fontane realizzate per Gorga(fontana cosiddetta “della pastorella”) e per Montelanico ( fontana “del faunetto ebbro”). Ma l’opera più celebre di Biondi, che gli vale il primo premio all’Esposizione Internazionale di Parigi del !900, è senza dubbio il monumentale gruppo bronzeo dei “Saturnali”, raffigurante alcuni personaggi simbolo dell’intera società romana dell’antichità, immersi dei bagordi delle feste di Saturno. L’artista rappresenta la inquietante decadenza morale tardo imperiale, volendo probabilmente alludere alla immoralità e alla accidia del suo tempo. L’opera,acquistata dal governo italiano, è tuttora conservata in un cortile della Galleria Nazionale, d’Arte Moderna di Roma. Notevole anche la sua produzione di monumenti pubblici, fra cui ricordiamo quello, situato ad Ariccia, dedicato a Menotti Garibaldi, figlio dell’Eroe dei due Mondi e primo bonificatore delle Paludi Pontine, e quello ai Libertadores cileni Montt e Varas, collocato a Santiago del Cile...Ai primi del Novecento , ormai scultore di successo, Biondi si trasferisce dalla casa modesta presso via Giulia, che ha abitato da poco dopo il suo trasferimento a Roma, nel villino in Prati: lo studio invece rimarrà sempre quello di via Flaminia. In questo periodo sposa Livia, modella di umili origini originaria del Sublacense, che gli resterà accanto per tutta la vita. Colpito da paralisi progressiva che gli provocherà intense sofferenze, muore a Roma nel 1917. Sua ultima opera è “Le misere recluse” gruppo raffigurante la drammatica condizione delle detenute in un carcere femminile dell’epoca. La scultura è un progetto ambizioso, paragonabile a quello dei Saturnali per grandiosità, ma ispirato a un caldo e sincero sentimento di partecipazione per le sofferenze dei più deboli e disagiati; a causa della morte dell’artista l’opera non vide mai la fusione in bronzo, ma rimase allo stato di bozzetto. Attualmente è in pessime condizioni di conservazione ed è fa parte della collezione privata degli eredi Biondi. Da menzionare anche tutta la importante produzione grafica dell’artista morolano , ispirata soprattutto a temi sociali e sacri, nonché le notevoli prove nel campo dell’arte funeraria, che rivelano la sua intensa e drammatica sensibilità religiosa(bassorilievo con la “Pietà”di Buenos Aires,decorazione della Cappella Campanari nel Cimitero di Veroli).
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