
Arturo Bragaglia nacque nel capoluogo ciociaro, secondo di quattro fratelli, il 7 gennaio 1893, da Francesco e da Maria Tassi Visconti. E’ forse il più conosciuto della stirpe bragagliesca, in quanto prestò il suo volto in varie parti da caratterista in molti film, soprattutto del secondo dopoguerra. Eppure è il meno famoso dei quattro “moschettieri” ed è poco biografato. Fu senza alcun dubbio un grande fotografo, anche dal punto di vista più squisitamente teorico, e fu di evidente genialità, qualità non certo rara tra i quattro fratelli Bragaglia ed il loro padre. Divenne dal 1909, dapprima, insieme al fratello Carlo Ludovico e, successivamente, da solo, un ottimo ritrattista, ma ebbe spiccata sensibilità per tutte le innovazioni tecniche. Fu fotografo di ambienti e tra i più importanti e presenti fotografi di scena. Infatti, egli immortalò moltissimi set cinematografici, durante il periodo nel quale il cinema si andava ritagliando un suo proprio spazio. La sua “Foto Bragaglia” partecipò all’avventura futurista, e prese parte a mostre, pubblicando servizi e immagini su importanti riviste. Alcune sue fotografie, relative alla Fotodinamica futurista subirono di certo l’influsso dei suoi due più noti fratelli, Anton Giulio e Carlo Ludovico, tuttavia egli si considerò sempre non un teorico, compito assunto dai suoi fratelli, ma un operoso artista della fotografia. Ma Arturo fu anche un docente, sempre di fotografia, nel Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma. Eppure, il suo carattere introverso, poco incline alla conversazione, il suo temperamento scontroso, quasi opposto alla straripante, gioviale ed ironica personalità di Anton Giulio e, in misura minore, di Carlo Ludovico, lo posero di fatto in secondo piano e questo, con certezza, a lui non dispiaceva affatto. Tuttavia, casualmente, nel 1937 il suo volto incrociò il teatro ed il cinema, e successivamente, a iniziare dal 1941, la sua recitazione incontrò sempre maggiori estimatori, e soprattutto il fratello Carlo Ludovico gli affidò numerose parti da caratterista, ruoli che lo videro presente in oltre cinquanta opere cinematografiche, anche affiancando nomi di comici di grande rilevanza, quali tra gli altri Totò e Vittorio De Sica. In un articolo del 1951 fu proprio il “patriarca” della Stirpe bragagliesca, Anton Giulio, che raccontò del casuale incontro tra Arturo e la recitazione. E’ uno scritto molto simpatico: Arturo è il fotografo di scena, ma l’attore caratterista recitava in un modo nient’affatto gradito al regista Biancoli; e così il tempo trascorreva nel continuo ripetere la scena; Arturo era oramai al limite della sopportazione, ed approfittando della sua amicizia con il regista Biancoli, si prese la libertà di spiegare all’attore il modo nel quale avrebbe dovuto recitare le battute; così iniziò lui a fare la parte dell’attore, dato che a forza di ascoltarla l’aveva memorizzata molto bene; Biancoli, stupito e sollevato, diede a lui quella parte. Un incontro casuale che portò Arturo ad una improvvisa e, forse, non gradita notorietà. E’ per questo motivo che Anton Giulio definì questo suo fratello come “Arturo il semplice”. Morì a Roma, secondo tra i suoi fratelli, proprio nello stesso ordine con il quale era venuto alla luce, dopo Anton Giulio, il 21 gennaio 1962.