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Passeggiata nella memoria

domenica 19 agosto, 1:42 pm
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Passeggiata nella memoria

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Freccia Chiara

immaginedi Giancarlo Riccardi

C’era una volta un cavallo e un calesse “un nonno” e “un nipotino”, una lunga strada polverosa, una città e una piccola stazione: il “nonno” e il “nipotino” insieme ad altre persone attendono l’arrivo del treno.

Eccolo, una vecchia locomotiva fumante che avvolge i presenti dentro una fitta e pesante nebbia bianca.

Qualche minuto di sosta e poi un lungo sibilo,si riparte!

Ancora fumo e tanta malinconia per chi parte e per chi resta.

Il “nonno” e il “nipotino” seguono con gli occhi l’ultimo vagone che scompare lentamente dietro una folta vegetazione.

Il “nonno” saluta cordialmente il capostazione chiamato quattrocapelli per una vistosa calvizie, risale sul calesse ed insieme al “nipotino” torna in città.

A casa il “nonno” trova Peppe Reali, detto Siviglia per la sua lunga innata passione verso l’opera lirica.

Quattro pennellate di schiuma bianca poi il rasoio, affilato lungo il braccetto di cuoio fermato sulla maniglia della porta. La rasatura è perfetta. Un ritocco ai baffi, una spruzzata di colonia e via.

Esce Siviglia ed entra Don Luigi Minotti, detto il “Santo del paese”, parroco della Cattedrale.

Un rosolio, quattro amaretti, quattro chiacchiere, giusto in tempo per assistere dal balcone, insieme al nipotino all’insolito spettacolo: lo scarico di pesantissime balle di carta per la tipografia dei fratelli Stracca.

Il sole è alto, il caldo incombe, ci attende il giornalaio Bragaglia, detto Bracalone.

Un negozio dal soffitto alto illuminato da spaziose vetrate ricolme di giornali e riviste. Come sempre il “nonno” sa di fare cosa piacevole comprando al “nipotino” il Corriere dei Piccoli e la Domenica Illustrata, con le stupende tavole a colori del pittore Walter Molino.

Lasciato il giornalaio ci si avvia, tutti insieme, verso la piazza con il monumento dedicato a Nicola Ricciotti, dello scultore V.Biondi.

A poca distanza comode poltroncine di vimini accolgono la comitiva presso il Gran Caffè Paolino. Tutti siedono per sorbire bibite e sorbetti,gustando il frappè alla panna esclusività del bar.

Non tardano ad arrivare il Commendatore Battistino, proprietario dell’albergo Garibaldi, la sua gentile consorte, i coniugi Marsiliani e le signorine Turriziani, ridicole nei loro civettuoli cappellini di paglia a fiori.

In programma “I Vespri Siciliani” suonato dalla banda cittadina A.Romagnoli diretta dal Maestro G.Mariconda. Su di un piccolo palco, la banda tiene il suo consueto concerto allietando i presenti con brani di opere e di canzoni napoletane.

I bambini con in testa il “nipotino” e il “nonno” e parte della comitiva si dirigono ora verso la piazza antistante al Palazzo della Rocca sede della Prefettura.

Tutti si affacciano nella balconata che aggetta su uno dei panorami più belli e più suggestivi della nostra provincia. All’orizzonte la lunga catena dei monti che eleggono a vetta più alta il Monte Cacume.

Si racconta che in un mattino di cielo terso il poeta Alessio Di Sora pronunciasse la famosa frase, giunta fino a noi, rivolgendosi ad una turista: “Affacciate e refiata!”(affacciati e rifiata),tanto era il godimento di quell’insolito spettacolo della natura.

Su invito della signora del Prefetto M. Randone la comitiva scende verso la tortuosa strada dell’Alberata.

Al primo spiazzo sterrato tutti si fermano, sedendo sulle panchine di pietra e per il gentil sesso su seggiolini pieghevoli: sono presenti oltre ai coniugi Randone, l’avvocato Mario Carboni e signora Bianca, la famiglia De Palma, la signora Imperi e figli, l’avvocato Valle e signora, le pianiste diplomate presso il Conservatorio di Santa Cecilia Rosina Amati, Maria Luisa Gizzi e Lea Valle.

Per i Bambini c’è il diversivo dei “funaroli”, due uomini dai grossi bicipiti che l’uno di fronte all’altro a debita distanza arrotolano e srotolano lunghe canape, tirandole e sbattendole tra loro con spruzzi di acqua. Presto si trasformeranno in lunghe funi che in seguito saranno arrotolate su grandi rocchetti di legno.

L’appetito non tarda a farsi sentire, spingendo la maggior parte dei presenti a recarsi nell’accogliente ristorante Albergo Bellavista da Tittino. Questo luogo appeso quasi per miracolo ad un ridente torrione della Frosinone alta, oltre ad offrire la visione di un ridente paesaggio offre alla clientela le specialità della casa.

In questo locale si danno appuntamento i personaggi più in vista della città: dal Sindaco Sor Memmo Ferrante e signora al Segretario Comunale, dal Farmacista Dottor Luigi Amati al sempre elegante Peppino Altobelli dai più chiamato chiaverino, per le sue imprese amorose.

Inoltre, sono presenti i rappresentanti del vitellonismo frusinate, Vincenzo e Giovanni Conte, Sandro Marini e Peppe Peroni. Ai piani superiori del ristorante invece prendono posto giovani di sicuro avvenire, tutti iscritti all’università La Sapienza di Roma, i fratelli Silvio e Ireo Latino, i fratelli Sassano, gli Iacobucci, i Catallozzi, Antonio Perdicara e Dino Galella.

La luna si alterna al sole, alla pioggia e alla neve tracimando l’uno dopo l’altro i giorni i mesi e gli anni.

Il “nonno” muore, il “nipotino”, ormai ragazzo, inizia a fumare le prime Alfa e Nazionali, comprate all’insaputa dei genitori.

Un lungo serpentone di asfalto unisce Piazza Garibaldi con il Piazzale dell’Amministrazione Provinciale: nasce così il Corso della Repubblica, allora, chiamato la Via Veneto di Frosinone.

Piazza Garibaldi “la Piazza Rossa” con il suo antico Arco Romano è dominata dall’alto di un cornicione sopra al Bar Giacomelli da un’antica Madonnina miracolosa.

I residenti della piazza sono tutti ferventi Comunisti, per intenderci, legati alla storica frase “adda venì Baffone”. Tra questi abitanti ci piace ricordare il padre e i fratelli Spaziani orafi, il barbiere Papetti, intenditore di arte e di politica, i fratelli Sodani, gli Antonucci, i Minotti, i Paris ed altri ancora. Questi personaggi trascorrevano la maggior parte del loro tempo riuniti in piccoli gruppi a discutere animosamente, scagliando invettive contro la D.C. e il Governo, mostrando con orgoglio all’interno della tasca un numero dell’Unità.

Qualche metro più indietro troviamo i fratelli Pinto, con il loro grande negozio di stoffe, e Mario “il corridore”, loro inserviente che portava a destinazione vestiti e stoffe correndo a piedi per le vie di Frosinone.

L’antica farmacia Bigoni, padre e figlio, la stamperia Bortone con l’onnipresente zazzeruto Italo. Le calzature di Maria Invaso e poi al Piazzale Vittorio Veneto la Galleria d’Arte dell’Ente Provinciale per il Turismo, presieduto dallo scrittore della R.A.I. Giovanni Gigliozzi, con il Direttore Giulio Celletti che in seguito fonderà il giornale la “Gazzetta Ciociara”, il secondo giornale della provincia dopo il Foglio “Ciociaria” fondato e diretto da Armando Riccardi e Giuseppe De Bernardis.

Pochi metri ancora ed un’altra Galleria la “Saletta delle Arti” del pittore Ettore Gualdini. Questo locale, pur essendo un angusto ambiente, rappresentò l’epicentro e la rampa di lancio per tanti artisti di tutta la provincia di Frosinone: Pittori, Scultori, Musicisti, Attori, Cantanti, Critici, Letterati.

Ricordiamo Giovanni Savani, Ulisse Arduini, Alfonso Capocci, Michele Rosa, Giovanni Fontana, Carlo Marcantonio, Gianpistone, Gian Carlo Riccardi, Nicola Sferrazza, Ettore Campioni, Sandro Morato, Nestore Caggiano, Francesco e Piero De Bernardis, Daniele Majone, Adolfo Loreti, Fernando Rea, Vincenzo Bianchi, Antonio Ciuffarella, Peppino Modica, Nino Cellupica, le sorelle Alba e Jone Carfagna, Italo Scelza, Emanuele Floridia, Pietro Gianbelluca, Sandro Solimena, Mario Lucarelli, Vittorio Miele, Olga Manzi, Tommaso D’Antò, Ennio Santachiara, Alfonso Cardamone, Peppe De Rosa, Lamberto Bracaglia, Gaetano Francese ed altri ancora.

Di fronte alla saletta delle Arti, la nota Tipografia di Sor Antonio Grande, uomo di grande simpatia ed intensa umanità: durante le feste comandate ed in altre occasioni sor Antonio affittava un pulman con direzione italia o estero, portando con sé tutti i dipendenti, dal primo all’ultimo, ancora oggi restano sbiadite foto che ricordano quelle giornate indimenticabili.

Salendo la ripida rampa che porta al centro storico, in via del Plebiscito num.22 “il Teatro Club”, fondato e diretto da Gian Carlo Riccardi, anche questo locale, il primo e unico in tutta la nostra Provincia, funzionò come contenitore degli amanti del teatro e della pura follia: nacquero così storici spettacoli indimenticabili, un teatro nuovo ed indipendente.

Tra gli attori: Sandro Morato, Giovanna Pulcinelli, Sofia Pugliesi, Gaetano Francese, Alfredo Sparvieri, Gerardo Donfrancesco, Massimo Sergio, Gian Carlo Archilletti con sorelle, Antonio D’Alessandro, Giorgio Martucci, Anna e Stefano Cecilia, Oreste e Mario Mastrantoni, Mario Bragaglia Marilena Isgrò, Lamberto Bracaglia, Gerardo Iacoucci,Marcello Carlino,Piero Riccardi, Laura Belli, Filippo Torriero, Nino De Tollis, Daniele Paris, Alfio Vita, quest’ultimo in seguito entrerà a far parte nel cast degli attori di Vittorio De Sica e di Cesare Zavattini.

Riportandoci sul Corso della Repubblica dopo la saletta delle Arti i negozi di elettrodomestici della famiglia Petrucci, la scuola guida di Vincenzo Bergamini, il David Niven ciociaro.

Dinanzi alla scuola guida,il grande palazzo con gli avvocati Armando Riccardi e Vittorio Valle, più in basso la villa degli avvocati Alvaro e Fabrizio Pagliei, sulla sinistra, ancora negozi, famiglia Pilozzi con l’indimenticabile sor Umberto e il voluminoso Orlando,qualche metro ancora e la rivendita di valori bollati e sigarette di Giuseppe Celani, detto Peppe, che tra un pacchetto di Nazionali e uno di Serraglio intratteneva i presenti con la sua chitarra elettrica.

Con il tempo il negozio si riempì di altri musicisti che, verso il tramonto, formavano delle vere e proprie jam session.

Scendendo ancora,troviamo il cinema Excelsior e il cinema delle Vittorie, entrambi di Bruno Bianchini, personaggio molto noto e costantemente in fuga verso Roma alla ricerca delle pellicole ed altro ancora.

Vicino al Cinema, l’associazione della stampa di Frosinone, presieduta dall’avvocato Armando Riccardi, segretario Giuseppe De Bernardis, iscritti Arturo Paolino, Libero De Libero, Sandro Magni, Antonio Gnagni, Ernesto Cardamone, presidente dell’Enal di Frosinone, ed altri.

Accanto al cinema Excelsior, il locale di stamperia del geometra Sanguinetti, anche questo centro di discussioni e confronti tra artisti e cittadini, d’estate era presente anche Renato Carosone con Gegè Di Giacomo che attiravano intorno a loro curiosità ed interesse da parte dei presenti.

Ancora più giù gli studi degli architetti Zoldan e Boschero, ritrovi di intellettuali, artisti e addetti ai lavori.

A Largo Turriziani, l’antico palazzo della famiglia Pennino, poi più giù il negozio dei fratelli Catalano, il caffè Silenzi, ed infine il barbiere per uomini Sordi, padre e figlio Giancarlo, ottimi lavoratori che oltre al taglio dei capelli aggiungevano il taglio e il ritaglio di fatti, avvenimenti sociali e politici nella provincia di Frosinone.

“ Il nipotino” ormai adulto inizia a mettere in pratica l’esperienze fatte sia con gli Studi Classici, che con il fare arte a “modo suo”.

La vita della città di Frosinone inizia ad accumulare avvenimenti, mostre, concerti, dibattiti, spettacoli, ecc.

Proprio in questo periodo nasce l’Associazione Culturale D.Alighieri diretta dal Prof.Antonio Jadanza, che con il suo costante impegno riuscirà a portare nel capoluogo critici, scrittori, registi, musicisti, per fare qualche nome: P.P.Pasolini, il pianista Franco Mannino, la soprano Renata Tebaldi.

Tra i personaggi che pullulano nella città, risalta il Commendator Armando Mantiglione, sempre in smoking nero con sciarpa di seta intorno al collo, oggi sarebbe chiamato un artista di strada, con la sua immancabile sedia su cui appoggiare la gamba invalida.

Il Mantiglione si fermava nei luoghi deputati della città, all’aperto, e iniziava a raccontare barzellette, eventi, storie e pettegolezzi della Frosinone aristocratica, tutto condito con umorismo, ammiccamenti, risate e mimica facciale. Il Petrolini ciociaro, come voleva essere chiamato, trascorreva le sue giornate facendo divertire e divertendosi, dall’alba al tramonto.

Un altro grande personaggio, ma di spessore diverso fu Paolo Colapietro, poeta, suonatore di sax tenore, comico, fine dicitore ed altro, sapeva dar vita e significato alle sue giornate tra un bicchiere di vino ed una battuta al vetriolo.

I poeti dialettali Alessio Di Sora, Ercole Marino Martire, Antonio Peruzza, Enzo Mazzocchia, Antonio Antonucci, rappresentarono per anni l’apice del buon umore riflesso sulla carta stampata.

Altro grande personaggio, in un altro settore, l’Ingegnere Nestore Evangelisti, un vero Dandy, amato e venerato dalle donne, padrone del calcestruzzo tanto da erigere palazzi (Cinema Nestor e Residence) in tutta la provincia di Frosinone. Divenne famoso in campo nazionale per aver gettato litri di inchiostro di china nero su un gruppo di prostitute che posteggiavano accanto ad un suo palazzo nei pressi di Fiuggi.

Antonio De Bernardis, attore e direttore della filodrammatica Padre L.Moretti, che aveva fra le sue fila, Assuntina De Bernardis, Antonio Gnagni, Alfredo Spadoni, Mario Mastrantonio, Peppino Capponi, Aldo Sica, Luigi De Bernardis ed altri ancora.

Un personaggio particolare era “tecchia” un giovane occhialuto impiegato presso la F.I.A.T. di Zeppieri a Frosinone, che si diceva avesse il dono dell’ubiquità; infatti il nostro personaggio era sempre presente nei punti più imprevedibili e contemporaneamente a Roma, a Colleferro, ad Anagni, a Frosinone: si racconta infatti che fu trovato in veste prelari nel Santuario del Divino Amore pronto a servire messa.

Tra i personaggi più emblematici e direi sconvolgenti,dobbiamo annoverare Leo Carè eclettico rappresentante della vita “a tutto gas” come lui stesso soleva ripetere. Giornalista, Direttore di giornali e di riviste, organizzatore di grandi venti Culturali e Sportivi, allenatore, ma soprattutto innamorato di se stesso. Un esempio: creò una televisione tutta sua. In una piccola stanza del centro storico di Frosinone, piazzò una telecamera con l’obbiettivo fisso e dall’altra parte sedeva lui con un pacco di fogli di carta, ritagli, fotografie, riviste ecc. Dopo aver accesso un piccolo riflettore sul suo viso, iniziava a parlare per ore ed ore, criticando, polemizzando e attaccando cose e personaggi. A notte inoltrata, il nostro presentatore reclinava la testa sul tavolo addormentandosi felicemente, mentre la telecamera continuava a riprenderlo. Il suo notiziario televisivo terminava con la fatidica frase: “ che munne pazze!!!”.

Ma di personaggi atipici e particolari ne possiamo trovare anche in politica, dal compagno Conte, ad Arcangelo Sellari, al Prof.Begozzi, al Monsignor Don Ernesto Gallina, tutti esaltati nel dirimere problematiche e intrallazzi socio-politici.

Tra i sindaci ricordiamo, Armando Vona, per la sua estrema bontà, Angeluccio Cristofari, sempre sorridente e disponibile, Armando Riccardi, uomo di cultura e di grande umanità, Aldo D’Agostini, sempre vicino al cittadino e ai suoi problemi, Dante Spaziani detto “Dantine”, quest’ultimo reso famoso per il suo continuo aprire il portafoglio e donare la felicità ai meno fortunati in via diretta.

Poi i grandi nomi della politica nazionale, da Augusto Fanelli, a Gerardo Gaibisso, da Emanuele Lisi, a Dante Schietroma, da Giulio D’Agostini, a Giulio Andreotti, tutti personaggi che anteponevano la dignità e la grande umanità all’importanza della loro posizione politica.

Ma è ora di scendere verso il piazzale della Provincia, pochi metri prima, vi era il capannone di sor Giuseppe Aversano che accoglieva i più giovani organizzando veglioni, feste da ballo ed altro che allora chiamavano “pòmicio”, poco più in là il campo di pallacanestro con i campioni frusinati, da Gudi Carè a Peppino Donati, da Enzo Ruggeri ad Aldo D’Agostini, a Nello Scaccia, Turriziani, e compagnia bella.

E a proposito di sport, facendo un rapido salto all’interno del vecchio Matusa, non possiamo dimenticare il suo custode “Paolino”, che proteggeva questo piccolo rettangolo di verde, rincorrendo gli occasionali improvvisati giocatori con scope e mazzarocchi. Allora in quel rettangolo si giocavano indimenticabili campionati con i vari Benvenuto, Graziani, Caputi, Agnoletto, Felici, Cervellini, Sordi, Caggiano, Mettius, Palanca ecc.

Al custode Paolino avevano dato per abitazione un piccolo ambiente all’interno degli spogliatoi, non di rado le giovani figlie comparivano in campo all’ingresso dei giocatori, prima e durante le partite.

Dentro il cortile del palazzo di Igiene e Profilassi a S.Antonio si sfidavano i campioni del pugilato frusinate e provincia, tra i quali ricordiamo: i fratelli Di Mauro, Cerroni, Aversa, Mercuri ed altri.

Parlando sempre di sport non possiamo sottacere il meraviglioso circuito motociclistico, inventato da Carlino Magni che univa Frosinone bassa con la parte alta della città, ed i campioni tutti ciociari, Archilletti padre e figlio, Morgia, detto bicchierino e Mancini.

Come dimenticare “ sor Francesco” il rivenditore di giornali e rilegatore di libri con il suo negozietto prima dell’arco Campagiorni, romano di nascita, ma ciociaro come diceva lui dai “calli dei piedi” alla testa.

Nel centro storico, quasi a ridosso del campanile, funzionava a pieno regìme il “circolo Angeloni”.

Un grande appartamento arredato con civettuola eleganza, mentre Angelino il barman tuttofare preparava coctail e altre bevande al suono di piccole orchestrine poste su un palco che si affacciava all’interno di una grande sala da ballo. Tutto il bel mondo frusinate si dava appuntamento in questo locale per divertirsi e trascorrere il pomeriggio e la sera in allegria e in buona compagnia. Tra i frequentatori, “i quattro dell’Ave Maria”, (così chiamati perché iniziavano a giocare a carte al calar del sole), Il Dott.Galeno, il Commendator Galella, il Commendator Catelli e l’Industriale Conte.

Nella città nacquero altri locali, tra cui: il Circolo Ufficiale presso il Distretto Militare, il Circolo Bocciofilo di S.Gerardo, Il Circolo Dell’Aeronautica e il Circolo della Società Operaia.

Le signore che desiderassero una eccentrica acconciatura, bastava recarsi sul Corso della Repubblica nello “storico” negozio “Coiffeur Pour Femme” di Elio e Riccardo Santoro.

Per i signori uomini, pochi passi più in là, “Celletti Peppino”, Barba e capelli in pochi minuti con rapido aggiornamento di fatti e misfatti della città.

Abbiamo sorvolato un importante particolare che caratterizzava quel periodo: “i soprannomi”.

Pochi riuscivano a sfuggire a questa spiritosa “onorificenza”. La provenienza dei soprannomi si perdeva nella notte dei tempi, altri invece venivano dati al malcapitato per deformazioni fisiche o per aspetti contorti del carattere. Per fare qualche esempio:un noto tipografo, proveniente dalla vicina Ceprano, veniva chiamato Mario “bitte bitte”, un giovinastro allegro e spensierato che vendeva i lupini e fave a mollo, “fignuitte”, il campanaro della Cattedrale “Garibaldi”, un signore pazzo per il gioco delle carte e delle scommesse, “gattabuia”, un elegante portiere d’Albergo, “palle d’oro”, il fontaniere “Giotto”, il migliore calzolaio della città, “pestricchia” e via dicendo.

Ma i soprannomi non risparmiavano le signore e le signorine della città: “’nfregnata”, “soracazzetta”, “ncecca”, “palombella”, “burletta”, “zitella”, “pecorella” ecc.

Un personaggio veramente unico e irripetibile era rappresentato da un ragazzone di età quasi matura che soleva passeggiare per le vie di Frosinone con due o tre canne tra le mani. Alle estremità di queste canne pendevano lucertole, saettoni, serpentelli e ranocchie. Gli animali messi sull’asfalto delle strade iniziavano a strisciare, a saltare e a divincolarsi tra i passanti incuriositi, ma nello stesso tempo infastiditi.

“Allora” tutto era permesso! Con il passar del tempo, il cavallo, il calesse “il nonno” e il “nipotino” divennero sempre più immagini sbiadite e trasparenti come il tempo.

Frosinone andò trasformandosi lentamente in una tentacolare città con modi di vivere e di lavorare sempre più razionali e impegnativi.

La poesia di quegli anni trascorsi,forse troppo in fretta, restava soltanto un ricordo di vita vissuta nel costante desiderio di “stare insieme” ed accettare le regole del mondo in allegria, sdrammatizzando gli eventi e le difficoltà del vivere comunitario.

La nuova Frosinone culturale vide nascere i primi tentativi di far teatro, musica, giornalismo, letteratura, poesia, pittura,ecc.

Personaggi allora giovanissimi come l’ecclettico Amedeo Di Sora, artista che in seguito dimostrerà le sue grandi qualità nella poesia e nel teatro, Alfonso Cardamone, poeta, scrittore, saggista, direttore di riviste e autore di libri, Massimo Cardillo, il primo ad interessarsi di cinema e a parlarne, pubblicando libri e tenendo conferenze, Lamberto Bracaglia ed i suoi Alchimisti, Marcello Carlino, poeta, scrittore e critico d’Arte, Giovanni Fontana, pittore multimediale, scrittore di poesia visiva, Luciano D’Arpino, regista, giornalista e scrittore, Umberto Celani, giornalista e direttore di numerosi giornali e riviste, Luca Sergio, Gianluca De Luca, Luciano Renna, il decano dei giornalisti, Marcello Pennacchia, Edmondo Carretta, Arturo Paolino, Amedeo Di Sora, anche lui direttore di giornali e di riviste, e tanti altri ancora.

Così nella politica e nella vita socio-comunitaria emersero personaggi che in poco tempo seppero imporsi qualificando i partiti che rappresentavano.

Lo spazio e la vastità dell’argomento trattato ci consigliano di fermarci qui, facendo presente che nell’elencazione dei personaggi si avvertirà l’assenza o la dimenticanza di altre figure, ce ne scusiamo.

Ma, ritornando per un attimo al passato, intendo chiudere questo piccolo Amarcord con l’ultimo aneddoto: si conosceva il soprannome “cacabolletta”, un uomo di mezza età, che era solito camminare,s i fa per dire, lungo le strade di Frosinone, saltellando e movendosi come un ballerino di fila. Tutti ormai si erano abituati a vedere questo strano personaggio che dalla mattina alla sera non faceva altro che sprizzare vivacità e dinamismo attraverso un singolare “ballo di San Vito”. Una sera,sul Corso della Repubblica un passante, curioso più degli altri e desideroso di saperne di più, fermò “cacabolletta” e gli chiese il perché di quel suo continuo e incessante saltarello. L’interrogato non si fece pregare,rispondendo: “Salto, ballo,mi muovo e rido perché sono felice!”

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